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Le notti di Salem di Stephen King: un Dracula moderno

Recensione di Le notti di Salem

Cosa sarebbe potuto succedere se Dracula fosse comparso non nella Londra di fine secolo ma nell’America degli anni Settanta. «Probabilmente finirebbe a New York e verrebbe investito e ucciso da un taxi come Margaret Mitchell ad Atlanta».

«E se venisse qui nel Maine? Se finisse in campagna?».

 

Le notti di Salem

 

Titolo originale: Salem’s Lot

Autore: Stephen King

Anno: 1975

Genere: horror

 

 

Le notti di Salem è il secondo romanzo pubblicato da Stephen King e quello che lo consacrerà al genere degli scrittori horror.

La storia trae spunto dal romanzo epistolare di Bram Stoker Dracula, che King lesse durante l’adolescenza e che rimase uno dei suoi libri più amati, oltre che, in questo caso fonte di ispirazione.

Come scrive lo stesso King nell’introduzione di Le notti di Salem, il suo scopo è quello di scrivere una storia di vampiri che facesse da contraltare al romanzo di Bram Stoker, una specie di “what if” di Dracula.

King vuole ambientare il suo romanzo in un’epoca molto diversa rispetto quella Ottocentesca di Dracula, che si svolge in una Londra Vittoriana pervasa dalla scienza, lo scrittore vuole provare a capire cosa accadesse se oggi un vampiro millenario si ritrovasse nell’epoca moderna, non in una grande metropoli, ma in una piccola città di campagna.

 

La trama

Lo scrittore Ben Mears torna nella propria cittadina natale, Jerusalem’s Lot, con l’intento di scrivere un libro che esorcizzi una paura che si porta indietro dall’infanzia, quando ebbe una spiacevole avventura all’interno di una casa in cui, molti anni prima, erano stati compiuti un omicidio e un suicidio.

Il suo proposito di vivere in quella vecchia casa, viene meno quando apprende che l’abitazione è già stata comprata dal misterioso signor Barlow.

Lentamente, le persone della cittadina cominciano a scomparire uno dopo l’altro…

 

Da qui potrebbero esserci spoiler

 

Moderno spiritualismo contro Vittoriana scienza

DraculaDracula e Le notti di Salem sono simili per molti versi, come sono profonde alcune differenze.

Una differenza, certamente e profondamente voluta, risiede nel clima in cui si svolgono le due vicende.

Dracula è ambientato principalmente a Londra, durante l’epoca Vittoriana, un periodo in cui proliferavano le innovazioni della scienza e dove la ragione andava sempre più a opporsi allo spiritualismo.

Come dice anche King, il romanzo di Dracula è pervaso dalla fiducia dell’autore nella scienza e i personaggi fanno largo uso di strumenti allora molto tecnologici come cilindri fonografici di cera, la stenografia, per non parlare delle miracolose trasfusioni di sangue, ma allora non si conoscevano ancora l’esistenza dei gruppi sanguigni.

In Le notti di Salem, invece, i personaggi si affidano completamente alla tradizionale fede e allo spiritualismo che, nonostante siano presenti anche in Dracula per sconfiggere il vampiro, qui sono molto più predominanti.

Anzi, è necessario avere più fiducia nella religione che nella ragione. È lampante l’episodio in cui padre viene soggiogato dal vampiro Callahan che viene sconfitto dal vampiro proprio per la sua fede vacillante che trasforma il crocefisso in un semplice pezzo di legno. Durante il romanzo ci sono diverse manifestazioni della potenza divina, dall’esplosione delle serrature alla luminescenza dell’acqua santa.

La ragione è invece qualcosa contro cui combattere, perché nell’epoca moderna, dove i cattivi sono gli esseri umani che uccidono, stuprano e mandano in rovina il mondo, essa non può accettare l’esistenza di un cattivo dei cattivi come un vampiro.

 

Una terrificante tranquilla cittadina: l’orrore della quotidianità

vampiroA differenza di Dracula, che è ambientato per la maggior parte nella metropoli londinese, Le notti di Salem prende le mosse in una tranquilla e semisconosciuta cittadina di campagna (ovviamente nel Maine, perché tutte le cose strane succedono nel Maine, la Transilvania d’America), un terreno di caccia ideale per un vampiro, rispetto alle affollate città, dove forse i suoi crimini avrebbero la possibilità di rimanere nascosti, ma non ci sarebbe lo stesso servizio di padronato e servitù.

Quello che spiazza in questo romanzo sono le ampie descrizioni corali di King, che colgono i diversi abitanti nelle diverse operazioni che costituiscono la loro giornata, ma che lentamente sfociano in qualcosa di strano, macabro e orribile, quasi fosse una cosa normale.

Sembra quasi che non sia lo scrittore il protagonista, ma il borgo stesso, un borgo che, un abitante dopo l’altro, stia cedendo la propria anima al male.

 

La casa malefica

casa maledettaSia Le notti di Salem che Dracula fanno iniziare il grosso della vicenda con il trasferimento del vampiro in un’abitazione.

In Dracula, il vampiro si trasferisce in una signorile casa di Londra, a Piccadilly, che i protagonisti cercano di violare per sorprendere il suo occupante e la consacrano con le ostie affinché non abbia modo di nascondervisi.

Nel romanzo di King è Casa Marsten, la grande abitazione che sovrasta Jerusalem’s Lot, a diventare la dimora del vampiro. Qui viene però accentuato il tema della casa maledetta, scenario di un crimine che la impregna come un miasma, e che funge quindi da ricettacolo per le anime malvagie.

Sarebbe quindi la casa stessa, oltre che a essere la fonte degli incubi di Ben Mears, ad aver attirato a sé il vampiro.

Un confronto tra i personaggi di Le notti di Salem e Dracula

Ben Mears – Jonathan Harker: il primo scrittore, il secondo agente immobiliare, sono i protagonisti più prominenti di entrambe le vicende, colpiti dal vampiro nei loro affetti.

Susan Norton – Mina Murray e Lucy Westenra: le vittime femminili principali di entrambi i vampiri, nel libro di King le due figure si fondono nel personaggio di Susan, l’amata di Ben, proprio come Mina e la vampirizzata Lucy, bella da morta ancora di più quando era in vita. Susan farà la stessa fine di Lucy.

Matt Burke – Van Helsing: sono i rispettivi capogruppi dei cacciatori di vampiri e depositari della conoscenza per il loro annientamento.

Barlow – Renfield: questi personaggi sono molto diversi seppur entrambi coprano il ruolo di servi umani nel vampiro. In Dracula Renfield è completamente soggiogato dal proprio padrone, quasi costretto a fare ciò che lui vuole. Barlow è più un servo volontario, che di propria volontà venera e si sottomette al vampiro.

Straker – Dracula: i due signori vampiri, scaltri e inafferrabili, anche se Straker sembra essere contraddistinto da una natura innatamente malefica, in un certo modo primordiale rispetto a Dracula, quasi più invincibile, dato che non fugge mai davanti ai suoi persecutori.

 

Il finale

Il finale è in un certo modo un happy ending, anche se non del tutto, ha un sapore amaro. Nonostante il male venga respinto, nell’aria c’è ancora il sentore di qualcosa che non va, come se il male avesse lasciato sulla Terra un’eredità per chi è pronto a coglierla.