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Recensione L’eclisse di Michele Cavejari: la società cibernetica e l’annichilimento dell’io

Il potere spettava alle macchine, ai Leviatani, i giganteschi robot dalle corazze lucide come scudi. Instancabili stacanovisti a-mortali, i Leviatani tenevano in piedi la realtà dando forma alla finzione. Stabilivano, producevano, consumavano. E forse cominciavano persino a Vivere.

L'eclisse michele cavejari

 

Titolo: L’eclisse

Autore: Michele Cavejari

Anno: 2014

Genere: narrativa filosofica

Casa editrice: Albatros – Il Filo

 

 

 

Come tutto è cominciato

Un po’ di tempo fa mi è capitato tra le mani un libro che non ho potuto dimenticare, quello che si può definire un piccolo gioiello della letteratura esordiente che purtroppo, come molti altri, non viene giustamente apprezzato o conosciuto.

Si tratta di L’eclisse di Michele Cavejari, uscito nel 2014.

Prima della recensione voglio però raccontarvi come mi sono imbattuta in questo libro e perché mi sono convinta a leggerlo nonostante le prime indecisioni.

Ero andata alla biblioteca del mio quartiere, che ho la fortuna di poter raggiungere praticamente attraversando la strada (sì lo so, sono una fortunella), per cercare qualcosa da leggere. Nella griglia delle recenti acquisizioni vengo subito catturata da una copertina verde acqua con un’illustrazione davvero particolare e onirica. Il titolo solletica subito la mia curiosità: L’eclisse. Lo prendo per un esame, non ho mai sentito parlare di questo autore (il che non è sempre male), ma subito vengo raggelata dal nome della casa editrice che ha curato la pubblicazione, impressa sulla prima di copertina: Albatros.

Il mio primo impulso è di mettere giù il libro e tanti saluti. Mi dispiace, non ho nulla contro chi pubblica la Albatros, sono io che non riesco a digerire la sua politica editoriale.

Mentre sto ancora pensando se valga o no la pena di una possibilità a questo libro (in fin dei conti sono in una biblioteca, se non mi piace non ci sono problemi a restituirlo), comincio a leggere la trama del romanzo e ne vengo affascinata:

In un futuro non poi così lontano, l’uomo è usato come sorta di “energia alternativa” ad uso dei Leviatani, corazze inizialmente nate per facilitarne la vita, ma ben presto trasformatesi nei veri padroni del genere umano sopravvissuto. L’essere umano è diventato un’entità vuota, sterile, incapace di un proprio pensiero autonomo, costantemente drogato per assoggettarne la volontà, e che trascorre le giornate in un meccanico susseguirsi di azioni prestabilite. Un Ragazzo, però, improvvisamente, ha per una frazione di secondo la percezione di un mondo diverso che lo porterà ad un lungo difficile percorso verso la verità e forse la salvezza.

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Premesso che in questo periodo siamo bombardati da una moltitudine di libri di genere distopico (genere che in realtà apprezzo molto quando fatto bene), mi è sembrato già di cogliere una nota diversa, qualcosa forse simile al Racconto dell’ancella di Margaret Atwood.

Poi leggo un trafiletto che risulta determinante nella mia decisione: l’autore è originario di un paese in provincia della mia città, è nato il mio stesso anno e si è laureato presso la mia università e alla stessa facoltà che ho frequentato. Praticamente poteri averlo incontrato nei corridoi senza saperlo.

Non potevo non dargli una possibilità ed è stata una buona decisione.

 

La società cibernetica e l’annichilimento dell’io

La storia viene raccontata dal punto vista di un ragazzo senza nome, costretto ogni giorno ad entrare in questi involucri di metallo chiamati Leviatani, dove la sua personalità viene completamente eclissata, non solo reprimendo ogni sua facoltà umana, ma anche ogni ricordo di ciò che accade all’interno di questa armatura.

L’umanità, in questo universo, dopo aver creato delle macchine per migliorare la propria vita, ne viene totalmente sopraffatta ed è usata come carburante per continuare il ciclo vitale di una civiltà totalmente dedita alla produzione. Assistiamo al totale annichilimento di ciò che fa l’uomo un essere umano: il poter pensare e il poter creare.

Finalmente i computer ce l’avevano fatta. E finalmente, dopo tanti sforzi, l’umanità era riuscita ad avvalersi di tale rivoluzionaria scoperta per escludersi dai giochi. La profezia si era avverata, il sogno realizzato. A nessun individuo era più richiesto né di dubitare né di credere. Bastava che fornisse energia, senza sforzo alcuno.

metropolisIl tutto si svolge all’interno di una Metropoli che ha tutte le sembianze di una prigione, dove la vita è composta da soli quattro momenti: Letargo, Mensa, Metrò e Laboratorio Scientifico.  Un metropoli «concepita per le Cose, non per le Persone; eretta in nome della schiavitù entro i corpi Leviatani, gli stessi che ora camminavano di qua e di là come ciclopici gorilla d’acciaio, sagome riflesse e specchiate in nebbie lacere, nel fumigare spettrale dei tombini.».

In questa città ogni giorno le persone vengono indottrinate riguardo una ricerca che si sta compiendo sondando le galassie, la ricerca del millenario fuggiasco, che sembra essere ogni volta sempre lì a portata di mano.

Lo stile della scrittura è scorrevole e cattura dalla prima parola, è incalzante, ricercato, per nulla scontato a volte è quasi violenza che si trasforma, attraverso la mente del ragazzo, in un’ingenua dolcezza. Ogni frase è una perla filosofica che si trasforma in racconto.

E in questo racconto non poteva mancare l’amore, un sentimento che il ragazzo non riesce a definire, perché non lo ha mai provato o l’ha addirittura dimenticato. È questo sentimento per una ragazza sconosciuta uno dei motivi che fa scattare la volontà di essere finalmente libero e il suo cervello comincia a pensare, a farsi delle domande. Lentamente il protagonista cerca di riappropriarsi della sua umanità e, quando la ragazza per cui prova quel sentimento così strano scompare, inizia la sua solitaria ribellione.

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Non ci sono sommosse popolari, non ci sono eserciti di uomini che vanno contro le macchine per distruggerle, c’è soltanto il suo io solitario, perché nella lotta per la propria umanità, per l’affermazione del proprio originale pensiero, l’uomo è inevitabilmente da solo.

Non ho potuto non apprezzare inoltre l’inserimento di un oggetto (di cui non vi svelerò l’identità) di cui il ragazzo entra in possesso e che riusciamo a definire solo dalla sua descrizione, simile a quella che un bambino può fare di un oggetto sconosciuto. Questo oggetto potrà forse guidare questi neo Adamo ed Eva.

È certo impossibile non notare una certa denuncia del mondo moderno, dominato sempre più dalle macchine, asservito al traguardo produttivo, all’omologazione. Una critica al non apprezzare di più quello che c’è di bello e buono nella vita, sacrificando le giornate dietro macchine e dispositivi tecnologici che annichiliscono tutti i sensi.

 

 

Se questa recensione vi ha convinto a dare una possibilità a questo libro, potete leggerne qualche estratto su: https://eclisseblog.wordpress.com/ o potete vedere un piccolo trailer: https://www.youtube.com/watch?time_continue=10&v=wNlrJerKz3U.

Vi invito inoltre a visitare la fan page ufficiale: https://www.facebook.com/Leclisse-766277410050885/